"Job on call", o lavoro intermittente: quando a far da padrona è la discontinuitàIl lavoro a chiamata ("job on call") è un nuovo tipo di contratto introdotto dalla riforma Biagi con cui il lavoratore si mette a disposizione del datore di lavoro, che ricorre alla sua prestazione soltanto quando ne abbia effettivamente bisogno. L'obiettivo è regolarizzare la prassi diffusa del cosiddetto lavoro "a fattura", utilizzato per lo svolgimento - dietro l'emissione di una fattura - di lavori autonomi non occasionali, ma caratterizzati da una certa continuità e a cadenza intermittente. Quando il lavoro chiama Il lavoro a chiamata: LINK Testo del decreto legislativo 276/2003 Aggiornamenti sul lavoro intermittente Soggetti attivi e passivi L'indennità di disponibilità Durante il periodo di validità del contratto, il lavoratore ha diritto a due diverse tipologie di compenso: il "job on call", infatti, si presenta in una duplice veste. Nella prima, il lavoratore garantisce la propria disponibilità a rispondere prontamente alla chiamata del datore di lavoro, percependo in cambio un'indennità di disponibilità, pari al 20% della retribuzione prevista dal CCNL applicato: qualora essa venga corrisposta, il lavoratore è a tutti gli effetti a disposizione del datore di lavoro, in attesa di essere contattato per lavorare e, se chiamato, ha l'obbligo di presentarsi in azienda. Nella seconda ipotesi, invece, il lavoratore non è tenuto a rispondere alla chiamata del datore di lavoro e, dunque, non percepisce alcun tipo di indennità per il periodo di non lavoro: sarà il lavoratore stesso a decidere, di volta in volta, se prestare il proprio servizio all'azienda e rispondere alla chiamata. Trattamento e obblighi del lavoratore Quando invece presta servizio presso l'azienda, il lavoratore ha diritto al normale trattamento economico previsto dai contributi collettivi, in proporzione alla prestazione effettivamente eseguita, al pari di altri che svolgono la stessa mansione. Per legge, infatti, il lavoratore intermittente non deve percepire, per i periodi di lavoro, un trattamento economico e normativo complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello, a parità di mansioni. Il datore di lavoro è inoltre tenuto a versare i contributi, oltre che sull'importo della retribuzione corrisposta, sull'effettivo ammontare dell'indennità di disponibilità. Il lavoro intermittente nel mondo Tipologia contrattuale estremamente diffusa negli Stati Uniti, soprattutto nel settore terziario e nella pubblica amministrazione, in Europa il "job in call" si è seriamente avviato soltanto in Olanda e, parzialmente, in Belgio, dove però è riservato ad alte professionalità specializzate in consulenza aziendale o informatica. In queste due nazioni europee, dove il lavoro a chiamata è definito anche "stand by workers", la legge prevede dei limiti circa la tipologia dei potenziali lavoratori intermittenti, con esclusione di fasce particolari (ad esempio giovani, per cui vige lo specifico contratto di apprendistato, o soggetti socialmente più deboli). In Germania, dove la legge comunque prevede questo particolare tipo di contratto, una sentenza della Corte federale ha stabilito che l'indennità di disponibilità minima garantita fosse non inferiore al 30% del salario giornaliero eventualmente corrisposto in caso di effettiva prestazione del lavoro. |