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Per diventare un buon giornalista

Intervista a Nicola Bonaccini, esperto di media training e public speaking
Eidos

Intervista a Nicola Bonaccini,  Coordinatore didattico e Project Manager della Scuola di Alta Formazione Eidos Communication, esperto di media training e public speaking.


-E' opinione comune che il giornalismo sia un ambiente difficile dal punto di vista delle opportunità professionali. Quanto spazio c'è per l'inserimento di giovani talenti?

Gli spazi ci sono, anche se di altro tipo rispetto a qualche hanno fa, purché si parli davvero di giovani talenti; persino il talento fine a se stesso non basta. E' infatti anche necessario essere dotati di determinazione, volontà, spirito di iniziativa e passione. Nelle aule dei nostri Master di Giornalismo Radiotelevisivo e Giornalismo d'Inchiesta capita che docenti come Luciano Tancredi e Massimo Martinelli, entrambi caporedattori del Messaggero, diano la possibilità ad alcuni di pubblicare. A farlo sono ovviamente gli allievi che si dimostrano più capaci ma anche meno disposti ad arrendersi davanti al primo rifiuto. Spesso sono gli stessi che a pochi mesi dal master lavorano, cercano e  riescono ad ottenere delle collaborazioni, scrivono un libro oppure curano un ufficio stampa di un evento.


-Può farci una rassegna dei nuovi profili che si sono creati a seguito dell'esplosione dell'informazione su web?

Il web sta offrendo opportunità professionali nel mondo del giornalismo e non solo, la capacità di coglierle è secondo me il tratto distintivo che può cambiare il futuro lavorativo di alcuni di quelli che si affacciano a questo mondo. Molti sono convinti che il giornalista sia ancora il prototipo proprio dell'immaginario collettivo e di qualche film degli anni Sessanta:  legato alla carta stampata, alla macchina da scrivere, alle agenzie. Oggi invece i mezzi a disposizione del giornalista sono molti e se associamo questa considerazione al fatto che l'editoria della carta stampata sta vivendo una grande crisi ecco che puntare sul multi-tasking tecnologico potrebbe essere la carta vincente. Noi di Eidos ad esempio stiamo lavorando affinché gli allievi escano dalla Scuola in grado di scrivere, girare un video e montarlo, caricare contenuti on line. Insomma consegnare un prodotto finito perfettamente utilizzabile su carta stampata, web e tv. Ecco il giornalista di oggi e soprattutto del futuro.


-Quali caratteristiche distinguono l'attività giornalistica nel settore moda?


Il giornalista di moda è legato a doppio filo agli uffici stampa della maison, molto più di qualsiasi altro giornalista. Dalle case di moda dipende la sua presenza alle sfilate, le notizie in esclusiva, l'utilizzo dei modelli per la realizzazione dei servizi fotografici sulle riviste. Allo stesso tempo gli stilisti  e gli uffici stampa sono legati ai grandi nomi del giornalismo di moda. Molto più che un qualsiasi altro giornalista il fashion editor fa parte del settore del quale scrive, ne è un protagonista. Nomi come Anna Wintour e Suzy Menkes  sono importanti quanto uno stilista per gli addetti ai lavori.
E' quello che cerchiamo di spiegare al Master in Comunicazione e Giornalismo di Moda grazie alla collaborazione di docenti provenienti dagli uffici stampa di grandi Maison come Gattinoni, Valentino e giornalisti come Rosanna Cancellieri. Da loro è venuto anche il consiglio che definirei un imperativo a guardare anche al passato. Non basta sapere chi disegna la collezione o assistere alla sfilata per scrivere un articolo di moda, è necessario invece avere gli strumenti per capire quali sono i cambiamenti delle tendenze, cosa rappresentava eleganza ieri e cosa è invece oggi, saper cogliere le anticipazioni e i dettagli che stanno invecchiando, avere cioè i piedi dentro la cultura della moda, la storia del costume e delle tendenze, la tradizione delle maison.


-Quali regole d'oro indichereste a chi sogna di costruire una carriera nel giornalismo?

Ovviamente come in tutte le professioni è necessario formarsi ed essere preparati. Per un giornalista questo vuol dire aggiornarsi continuamente, leggere ogni giorno i quotidiani e il lavoro fatto dai propri colleghi, conoscere la storia.
 Ma come sostenevo anche prima, il lavoro del giornalista sta cambiando ed è quindi sempre più necessario avere anche una preparazione tecnica sui mezzi tecnologici che supportano il reporter. Inoltre come ha giustamente detto Marco Travaglio rispondendo alla medesima domanda di una allieva, in occasione di una sua  lezione al  Master in Giornalismo d'Inchiesta di Eidos Communication, il giornalista deve possedere una dote fondamentale: la curiosità. Se però tutti con la propria forza di volontà possono documentarsi, prepararsi, ricevere una formazione adeguata, la curiosità o ce l'hai o non ce l'hai. Ecco perché ai master di Eidos cerchiamo anche di fare questo: stimolare la personalità degli allievi affinché emergano le loro particolari attitudini, si appassionino a quello che fanno e comprendano che fare il giornalista non è un lavoro qualsiasi ma anche un atto di responsabilità verso chi ti ascolta



Ultimo aggiornamento: 14/07/2010 - 4:54 AM