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Il Bioarchitetto, un progettista attento alla sostenibilità

Intervista rilasciata dall'architetto Carlo Zanella della società Ecodialogando di Lissone (MI).
Boscolo

Quali sono, in sintesi, le caratteristiche principali che contraddistinguono la bioarchitettura?

La bioarchitettura nasce circa mezzo secolo fa per riportare l'attenzione per la persona e l'ambiente nella costruzione architettonica, sempre più orientata su prodotti-casa di stampo artificiale ed industriale. Sull'evidenza della pericolosità per la salute di alcuni materiali comunemente utilizzati (amianto, formaldeide, ecc.), della bassa qualità interna delle case (sostanze pericolose, muffe, umidità, rumore, ecc.) e dell'impatto disastroso dell'edilizia sull'ambiente, si è sviluppata una corrente progettuale che propone il recupero di materiali e tecnologie valide dal punto di vista ecologico (ovvero ambientale) e biologico (ovvero attento alla salute) storicamente presenti nell'edilizia tradizionale, integrate dalle conoscenze tecniche  e progettuali più innovative.  Attualmente l'attenzione è rivolta quasi esclusivamente alle prestazioni termiche ed energetiche degli edifici, in risposta alle richieste normative, senza tener conto della qualità biologica dei materiali e delle tecniche che si utilizzano; il bio-architetto ha quindi il compito di spostare nuovamente l'attenzione progettuale verso la qualità biologica dell'ambiente costruito.

Quali sono i possibili percorsi di formazione per diventare bioarchitetto?

Dopo la formazione superiore e universitaria, che possono già portare dei contributi con la scelta di corsi e/o docenti attenti al tema, ci sono due associazioni principali che si occupano di formazione specifica: L'Inbar (Istituto Nazionale Bioarchitettura) e l'Anab (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica). Entrambe provengono dalla scuola mitteleuropea e propongono corsi di base della durata di un anno con integrazioni successive di moduli specifici. Per esperienza entrambe le possibilità sono didatticamente valide e forniscono una base seria, sulla quale sarà poi l'esperienza e l'aggiornamento su temi specifici a formare una professionalità di alto livello.

Può riepilogarci le professioni che rientrano nell'ambito della sostenibilità ambientale?

La professionalità in ambito ambientale si propone in Italia soprattutto come figure di consulenza per la progettazione-gestione-verifica degli aspetti legati alla sostenibilità in ogni ambito produttivo, servizi compresi. Sono cioè figure ancora non strutturate e/o non contemplate dagli organigrammi aziendali attuali. Per un'azienda risulta quindi più semplice rivolgersi a consulenti esterni per organizzare i propri processi, anche con la finalità di dotarsi di certificazioni ambientali (come l'Emas e le Iso 14.000). Anche in ambito prodotto l'attitudine alla sostenibilità è ancora generalmente una sensibilità progettuale legata allo specifico professionista, in genere slegato dalle aziende e che si propone quindi come lavoratore autonomo. Sicuramente l'ambito lavorativo di queste figure è destinato a crescere molto nei prossimi anni.
Un altro settore importante è invece quello della gestione sostenibile dell'energia, ovvero dell'ottimizzazione dei consumi energetici e quindi della relativa valutazione di impianti e forniture energetiche. In questo campo l'evoluzione normativa ha creato nuove figure professionali come il Certificatore Energetico (sulla base dell'imposizione di redigere il Certificato Energetico degli Edifici) e l'Energy Manager, che è la figura sottesa alla progettazione/realizzazione dei Contratti Servizio Energia  legati alle Esco (Energy Saving  Company) per la riqualificazione energetica degli edifici.

Quanto è sensibile l'edilizia italiana al tema della sostenibilità? Esistono dati e statistiche in merito, anche a confronto con altri paesi?

L'edilizia  si è prontamente adeguata alle nuove richieste normative, che hanno chiesto di migliorare le prestazioni in chiave energetica delle nuove costruzioni, con il risultato di un'evoluzione molto veloce della qualità ecologica degli edifici. Non c'è invece ancora un'attenzione alle caratteristiche bioecologiche della costruzione, viste generalmente come costi difficilmente recuperabili in fase di vendita. In realtà da un sondaggio effettuato lo scorso anno in collaborazione con la FIMAA (Federazione Italiana Mediatori Agenti d'Affari) mentre il 67,5% degli acquirenti di immobili residenziali chiedeva la classe energetica dell'edificio, ma non era disposta a spendere di più per una classe migliore, il 30% chiedeva delle caratteristiche bioecologiche dell'immobile ed era disposto a spendere di più per caratteristiche migliori. I risultati del sondaggio evidenziano quindi la necessità che il sistema delle imprese e della progettazione edilizia si adegui alle nuove richieste della clientela proponendo migliori qualità bioecologiche del prodotto-casa.  



Ultimo aggiornamento: 14/05/2010 - 5:12 AM