Le offerte di lavoro di Careerbuilder, aggiungi il tuo curriculum e candidati per le posizioni già aperte.

I falsi miti della selezione 2° parte. Siamo tutti candidati

ovvero: Considerazioni libere di Diego Malerba, Director di Cegos Search Italia S.p.A.
a cura di Claudia Comici e Davide Pozzi

Finalmente ho l'occasione per rispondere ad amici, parenti e conoscenti occasionali che, una volta scoperto in quale campo opero, partono con raffiche di domande sulla selezione e le sue dinamiche. Domande che spesso nascono da convinzioni figlie di esperienze personali (per lo più come candidato), o peggio ancora da visioni che mitizzano l'attività del selezionatore. Eccovi dunque qualche mia considerazione a proposito, a partire proprio dalle richieste o dai preconcetti più comuni.

La prima, più che una domanda, è un affermazione frequente, del tipo: "Che bel lavoro fai! Vorrei farlo anche io!!"

Che dire? L'erba del vicino è sempre più verde.
Personalmente ritengo che tutti i lavori siano belli. La domanda da porsi è se il lavoro che faccio mi appassiona, mi diverte ed è congeniale a chi sono e a ciò che voglio dalla vita.
In definitiva, come dico ai candidati che incontro, se la mattina vado in ufficio sorridendo.....
So che può apparire utopico, e che spesso la vita non ci permette di scegliere, ma vi assicuro che chi ha un sogno e lo coltiva (non con tempi da film americano dove da magazziniere si diventa Amministratore Delegato in 90 minuti ) spesso ci riesce o, comunque, se il buonsenso e la passione hanno indicato il "sogno", le probabilità di avvicinarsi sono altissime. La biografia di molti personaggi (ora) famosi lo dimostra, Spielberg su tutti (capace di commercializzare a sedici anni il suo primo film, Firelight, organizzando una proiezione nella quale la sorella vendeva i popcorn!).
Un invito, quindi, tanto ai candidati che ai selezionatori: cerchiamo insieme la strada per rendere più felici le nostre ore negli uffici, visto che ormai sono maggiori di quelle che passiamo in famiglia!

Seconda: "Ah, sei psicologo! Quindi capisci tutto di me!" oppure  "Piacerebbe anche a me fare il tuo mestiere, ma non sono laureato in psicologia..."

Che sia chiaro una volta per tutte. Forse (e sottolineo forse) uno psicologo ha degli strumenti maggiori per capire un altro individuo, ma in realtà (escludo il discorso della testistica dove invece le competenze pesano) ho incontrato decine di persone che, attrezzate di sensibilità, esperienza pratica e  voglia di capire, sono dei buoni selezionatori senza aver studiato chissà che. È comunque impossibile e presuntuoso pensare di capire una persona nel giro di 1 o 2 ore. Chi pensa di conoscere bene se stesso (e in questo caso la conoscenza è di anni e oserei dire approfondita) alzi la mano!
Spostiamo invece il focus: un bravo selezionatore deve essere anche un sociologo.
Quando incontriamo un candidato, fermo restando che dobbiamo tentare di scoprire chi abbiamo di fronte (o almeno quel 1/3 di personalità "visibile" di cui parlava Freud), il vero obiettivo è capire se si tratta della persona giusta per quella azienda/per quella cultura/per quello stile relazionale.
Faccio un esempio: Maradona era oggettivamente il migliore calciatore del mondo.
Sottoposto al test 'palleggio aereo' sarebbe oggettivamente risultato il migliore, il candidato perfetto, insomma. Ma facciamoci una domanda: siamo sicuri che, in altri contesti culturali al di fuori dalla splendida ma anarchica città (e squadra) di Napoli, avrebbe 'reso' e 'centrato gli obiettivi' in ugual misura?

Terzo quesito classico, sempre legato alla psicologia e al capire le persone: "Quindi, ti basta semplicemente osservare il candidato per capire tutto di lui?" oppure, nella versione più spiccatamente polemica: "Ma perché voi selezionatori badate solo a come diciamo le cose e non a cosa diciamo?"

Intendiamoci, il potere del linguaggio non verbale è forte, decisamente. Pensate ad un "ti amo" detto in maniera fredda confrontato ad un "non ti amo" supportato da un bel bacio appassionato. Chi dei due, direste, esprime maggiormente il concetto di amore?
Insomma, se dico una cosa ma col viso dimostro un sentimento contrastante, il linguaggio non verbale 'vince', d'accordo. Ma qui mi fermo.
Mi indispettiscono invece quei colleghi che ne sono ossessionati, che si gettano in voli pindarici a partire dalle posture dei candidati. Ricordiamoci, infatti, che il non verbale fornisce informazioni supplementari e deve essere sempre e comunque contestualizzato. Pensate al pianto: è generalmente letto come sentimento di tristezza, ma non mi sembra che le varie medaglie d'oro a Pechino piangessero dal dispiacere!
E mi indispettiscono ugualmente (anche se li capisco molto di più) i candidati che, giusto per non sbagliare, assumono la postura e l'atteggiamento 'gatto di marmo': un po' di freddezza è apprezzata, ma troppo autocontrollo è grave!

Quarto: "Perché le selezioni durano dei mesi?"

I processi di selezione, in realtà, non durerebbero tanto, soprattutto da quando le tecnologie ci assistono. L'uso del web ha ridotto a 'tempo zero' l'attesa delle risposte dei candidati, visto che, detto per inciso, questi rispondono allegramente dall'ufficio (ma questa è un'altra storia, come direbbe lo scrittore e conduttore televisivo Carlo Lucarelli): se chi riceve le risposte ha un software adeguato per filtrarle, metà del lavoro è già fatto.
A questo punto subentra il lavoro delicato e intellettuale di chi convoca, incontra e sceglie i candidati, che è ovviamente proporzionato al numero degli stessi; qualche giorno di lavoro, delicatissimo certamente, ma non infinito. Quindi?
Quindi nel 2008 il mondo è assai complesso, molte aziende hanno potenzialmente le idee chiare ma poi lo scontro con la realtà, le dinamiche salariali, i capricci del mercato rendono tutto più difficile e lungo. Ricordiamoci infatti che spesso chi opera all'interno dell'azienda, anche se magari nelle Risorse Umane, ha mille altri problemi da gestire.
Ecco perché il ruolo di noi consulenti è decisivo per indirizzare correttamente la ricerca e aiutare le aziende a non perdere tempo e denaro, e questo anche a costo di 'scontrarsi' con loro. Mi ricordo, ad esempio, di un cliente, oggi consolidato, che al primo incontro si era un po' indispettito dalle mie affermazioni. Voleva il candidato perfetto e a basso costo: io gli avevo smontato il sogno. Mi disse: "Lei mi ricorda il dottor House!", e non credo che in quel momento intendesse farmi un complimento. Col senno di poi, invece, quando ci incontriamo, è lui stesso che mi invita a essere schietto come ero stato allora.
Quindi, in definitiva, le ricerche si possono chiudere davvero nei canonici 20-30 giorni; il problema è che magari, nel frattempo, a cambiare è stato lo scenario all'interno dell'azienda o del mercato. Oppure quella prima ricerca è servita al committente per riconsiderare il profilo del candidato di cui si ha bisogno e lo ha spinto a cambiare target.
Consiglio dunque ai candidati: siate pazienti e comunicate apertamente con i vostri selezionatori.
Ai colleghi, di rimando, suggerisco di condividere le informazioni con i vostri candidati: la trasparenza, la chiarezza pagano e, oltretutto, sono molto apprezzati da chi investe tempo ed emozioni su di noi.

A proposito di informazioni condivise, ecco il quinto dilemma "Secondo te, quando faccio il primo colloquio devo parlare di soldi?"

Assolutamente sì, per quanto molti continuino a sostenere che non stia bene, che si rischia di dare l'impressione di interessarsi solo alla 'vile' pecunia.
Certo è sconsigliabile sedersi di fronte al selezionatore e, dopo i suoi classici "Trovato traffico? Ci ha raggiunto facilmente?", domandare a nostra volta "Scusate, ma quanto mi offrite?".
Un simile atteggiamento, confermo, non sarebbe apprezzato. Ma attenzione: c'è una bella differenza tra l'interessarsi solo e l'interessarsi anche del conquibus.
La retribuzione difficilmente è l'unico motore al cambiamento, ma di certo è una parte rilevante: lo sa il candidato e lo sa il selezionatore. Che senso ha incontrarsi, e quindi investire del tempo, prezioso per entrambi, senza sapere se l'offerta economica che mi propongono (o che propongo) è in linea con le mie (sue) aspettative?
Vi dirò di più. Personalmente mi insospettisco quando un candidato non mi chiede nulla a proposito dell'inquadramento previsto, per quanto a grandi linee: in un mondo in cui, sempre più, il tempo è denaro, una persona che investe tempo ed energie senza sapere se ne vale la pena, non mi risulta particolarmente brillante.
La mia risposta è dunque: sì, al primo colloquio parlate di soldi. Con intelligenza, aspettando il momento opportuno, ma fatelo: sorvolare su questo aspetto non giova davvero a nessuno. 
A dirla tutta, a mio avviso bisogna già accennarvi al telefono, per evitare di farsi un viaggio a vuoto. Ma forse mi sto spingendo troppo in là.

Sesta, fatidica, domanda: "Visto che è il tuo campo, mi dici come faccio a cercare/trovare lavoro?"

Due parole: inviate cv.
Citavo sopra le potenzialità del web nell'ambito della ricerca. Potenzialità per i selezionatori ma anche vantaggi oggettivi per i candidati, visto che candidarsi è materialmente più facile di una volta: non servono più buste e francobolli, né spese di carta o inchiostro. Fatica zero, tempi di ricezione zero. Ormai basta un clic e il gioco è fatto.
Non per questo consiglio di candidarvi a caso, per posizioni che nulla c'entrano col vostro profilo, né ritengo particolarmente proficuo inviare i cv alle mail info@azienda... (difficilmente verranno letti da chi di dovere). Invito invece a monitorare costantemente i siti che pubblicano offerte: ma mi raccomando, leggete bene gli annunci, non limitatevi al solo titolo. Verificate che il ruolo in questione sia davvero di vostro interesse e (magari facendo un giro sul sito aziendale) verificate che il vostro profilo possa davvero risultare appetibile per chi cerca. Tentare ciecamente la sorte non dà risultati.
Un'ulteriore risorsa sono poi i database delle società di selezione. Caricando sui loro siti il vostro profilo non solo ci si può candidare alle ricerche da loro gestite, ma si può essere contattati direttamente da loro senza che ci si sia candidati.
Detto ciò, resta di primaria importanza il cv. In primis, per cortesia, che sia aggiornato. Evitate anche di accompagnarvi lettere di presentazione retrodatate o intestate a un'altra azienda (succede più spesso di quello che si pensi). E se l'impaginazione non conta molto (da evitare però gli errori grammaticali o foto di voi sull'amaca in giardino), è fondamentale che risulti chiaro di cosa vi state occupando. Magari vi chiameranno di meno, ma quando lo faranno (si spera), sarà per posizioni coerenti con la vostra esperienza.
Volendo riassumere: tenetevi aggiornati sul mercato del lavoro e inviate candidature mirate.
Da lì poi tocca a voi e, ovviamente, anche a un po' di fortuna.
Trovare o cambiare lavoro è come sposarsi: bisogna essere in due, ed essere reciprocamente attratti.
Il web è una enorme agenzia matrimoniale. 

by  Cegos Search Italia S.p.A.



Ultimo aggiornamento: 30/03/2009 - 9:30 AM